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sempre i deboli soccombono/VICENZA

 
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MessaggioInviato: Mar Apr 09, 2013 8:37 pm    Oggetto: sempre i deboli soccombono/VICENZA Rispondi citando


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MessaggioInviato: Lun Apr 15, 2013 3:48 pm    Oggetto: Rispondi citando


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MessaggioInviato: Ven Apr 26, 2013 1:37 pm    Oggetto: Rispondi citando

la vicenda ha degli sviluppi, un bravo al giudic e che si è opposto alla scarcerazione delle due:


Il Giornale di Vicenza del 25-04-2013

I carabinieri sentiranno altri studenti disabili La procura ascolterà gli allievi con difficoltà seguiti negli ultimi anni dalla scuola. Il tribunale del Riesame intanto ha confermato il carcere per la professoressa di sostegno e per l'operatrice assistenziale

BARBARANO. Quante sono le vittime dei maltrattamenti a scuola? Per verificare che il giovane autistico sia stato l'unico, la procura ha avviato accertamenti sugli studenti disabili che, negli ultimi anni - fino al periodo non prescritto - hanno frequentato la scuola media Fabiani di Barbarano e sono stati seguiti dalla professoressa di sostegno Mariapia Molena Piron o dall'operatrice socio-assistenziale Oriana Antonella Montesin. I loro famigliari saranno ascoltati nei prossimi giorni dai carabinieri per comprendere se i giovani abbiano avuto esperienze poco piacevoli all'interno dell'istituto. Intanto, il tribunale del Riesame di Venezia ha respinto ufficialmente la richiesta di scarcerazione di insegnante e operatrice. I giudici lagunari hanno stabilito pertanto che Piron e Montesin debbano restare in carcere a Montorio Veronese, in virtù dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice Massimo Gerace su richiesta del pubblico ministero Barbara De Munari. Il gip, un paio di settimane fa, aveva parlato (riferendosi al contenuto dei filmati registrati dai carabinieri) di «uno spettacolo di inaudita violenza e disumanità», che risulta connesso «ad una disposizione d'animo di tale perversione da far ritenere che essa non possa che collegarsi ad una capacità delinquenziale di eccezionale portata». Ragion per cui dovevano stare dietro le sbarre. Le difese, con gli avv. Roberto Pelloso e Gianluca Veccia (per Piron) e Paolo Marson (per Montesin) avevano chiesto quanto meno gli arresti domiciliari, visto che le due indagate, non rientrando certo a scuola, non potrebbero nè inquinare le prove nè prendersela con altri studenti. Ma per i giudici veneziani, al momento, è il carcere la misura cautelare più adatta. Sarà necessario leggere le motivazioni, che arriveranno fra qualche giorno. Le due indagate sono accusate di aver trattato da codice penale un ragazzo autistico, che non parla e non può difendersi: il padre, quando lo aveva visto arrivare a casa con dei lividi (altri, anche nelle parti intime, erano emersi dopo una visita pediatrica), aveva infilato nello zaino del figlio un registratore. Quindi aveva ascoltato con ribrezzo le due educatrici insultare con termini irripetibili (il meno pesante è «sei solo un animale») il ragazzo, ed era corso in caserma. Le indagini dei carabinieri di Barbarano e della sezione di polizia giudiziaria della procura, che avevano utilizzato una microtelecamera, avevano portato a scoprire cosa succedeva nell'auletta di sostegno della scuola. Ora c'è da capire se fosse già avvenuto qualcosa di simile anche in passato.

di Diego Neri

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MessaggioInviato: Ven Giu 14, 2013 11:30 am    Oggetto: Rispondi citando

Corriere del Veneto del 14-06-2013

Calci e insulti all'alunno disabile le maestre rischiano cinque anni

VICENZA. Archiviati i due mesi di cella - un'esperienza «terrificante» a detta loro - cominceranno a breve il percorso riabilitativo con uno psicoterapeuta, per chiarire quali circostanze e motivazioni le abbiano portate ad usare una simile violenza contro uno studente che era stato affidato loro nella scuola media del Basso Vicentino, un 14enne autistico. In attesa del processo, che, notizia delle ultime ore, si celebrerà in autunno, il 13 novembre per la precisione. Il giudice Massimo Gerace ha infatti rinviato a giudizio l'insegnante di sostegno Mariapia Piron, 59enne di Mossano, e l'operatrice Oriana Montesin, 54enne di Barbarano Vicentino, così come aveva chiesto a fine maggio il pubblico ministero Barbara De Munari, che aveva emesso il decreto di giudizio immediato, che significa non passare per il filtro dell'udienza preliminare. Circostanze, queste, dovute al fatto che le prove a carico delle donne sono evidenti e cristallizzate: ore ed ore di filmati audio e video che i carabinieri della procura hanno registrato per alcuni giorni a scuola e che hanno portato all'arresto, i primi di aprile. Le immagini sono eloquenti: le due donne bacchettavano l'adolescente al capo, alle orecchie e al collo, lo colpivano ripetutamente con un righello, con l'impugnature delle forbici. Il tutto accompagnato da pesanti offese come "sei uno schifoso, un porco animale, un maiale». Violenze fisiche e verbali continue da cui il ragazzo cercava inutilmente di difendersi. È tutto registrato, tutto in ore ed ore di filmati (che si possono vedere nel sito
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La prova principe contro cui la difesa può poco, anzi nulla. Difesa - rappresentata dagli avvocati Roberto Pelloso e Anna Sambugaro - che ora dovrà decidere se optare per un rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo della pena, o se proporre un patteggiamento, per quanto sembra che la procura non sia propensa a concedere la sospensione condizionale della pena. Una posizione pesante quella delle due donne - rischiano fino a cinque anni di carcere - che è stata solo in parte sollevata dal risarcimento liquidato, di 10mila euro l'una, cifra che Fernando Cogolato, l'avvocato della famiglia del ragazzino, considera solo un acconto sul maggior dovuto. Risarcimento che, con l'atteggiamento di pentimento dimostrato e l'intenzione di intraprendere un percorso psicoterapico con uno specialista, una sorta di percorso riabilitativo, hanno valso ad entrambe gli arresti domiciliari dopo due mesi di carcere in una cella di Montorio Veronese. «Un'esperienza terrificante» è quanto ha riportato proprio ieri l'operatrice Oriana Montesin al suo legale Anna Sambugaro e alla quale ha manifestato la forte preoccupazione per il futuro professionale. «Con quello che è accaduto non lavorerò più, non avrò più alcuna possibilità di trovare un impiego». A breve cominceranno per lei le visite da uno specialista. L'appuntamento per l'insegnante di sostegno Mariapia Piron, 59enne di Mossano, è già fissato per lunedì. La prossima settimana comincerà infatti la terapia presso lo psicologo psicoterapeuta di Vicenza Tiziano Apolloni. La docente ha ottenuto, attraverso il suo legale Roberto Pelloso, la possibilità di effettuare delle sedute settimanali nello studio del professionista pur in regime di arresti domiciliari.

di Benedetta Centin

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MessaggioInviato: Ven Giu 14, 2013 11:40 am    Oggetto: Rispondi citando

mi sembra importante anche leggere questo...... e un'altra cosa: si è sentito di tutto nel definire queste due persone: insegnate di sostegno e oss, insegnate e assistente sociale, insegnate e boh.... in questo articolo si parla di due educatrici.... mi chiedo quale sia la reale qualifica di queste due.
E di che tipo di valutazione compiono i formatori di tali figure, dato che l'associazione che qui si costituirà parte civile nel processo è proprio l'ente che ha "formato" queste due.


Corriere del Veneto del 09-06-2013

L'associazione dei genitori «Saremo parte civile»

VICENZA. «L'associazione veneta e nazionale dei genitori soggetti autistici si costituirà parte civile nel processo a carico dell'insegnante e dell'operatrice che hanno maltrattato lo studente autistico vicentino. Vedere come lo trattavano ci ha sconvolto e lasciato allibiti. E' agghiacciante, un pugno nello stomaco». Ha già dato incarico ai legali la vicentina Sonia Zen, presidente di Angsa veneto, la stessa associazione che ha anche formato una delle due educatrici della scuola del basso Vicentino che presto andranno a processo. Si tratta dell'operatrice Oriana Montesin, che ha frequentato i corsi promossi dall'associazione. «Corsi che esistono dal 2006, realizzati con la collaborazione di docenti, psicologi e neuropsichiatri - spiega la referente regionale Angsa - Corsi di vari livelli per sapere come affrontare una disabilità così complessa e ancora poco conosciuta, per acquisire conoscenze e competenze, per migliorare la qualità di risposta». Lezioni che non hanno sortito alcun effetto ed alcuna competenza nella Montesin, visto l'atteggiamento tenuto nei confronti dello studente. «La preparazione è importantissima ma qui, nel caso di queste due donne, sono i valori etici che mancano. Qui siamo di fronte a violenza e sadismo ingiustificabili - commenta ancora Sonia Zen -. E ritengo altrettanto grave la forma di complicità e omertà all'interno della scuola. Impossibile che nessuno fosse a conoscenza dei trattamenti riservati al ragazzo». (b.c.)

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MessaggioInviato: Gio Ott 03, 2013 11:03 am    Oggetto: Rispondi citando

la vicenda va avanti... alcune cose: i casi simili sono numerosi (ma nessuno denuncia?), la bidella è stata reintegrata in servizio e quindi è di nuovo a scuola..... senza parole.

Il Giornale di Vicenza del 03-10-2013

Parte civile contro la bidella

BARBARANO (VI). «Per noi partecipare al processo è un dovere. Fa parte del nostro statuto agire a tutela dei soggetti autistici che subiscono qualunque genere di sopruso. Fra l´altro, Vicenza fa da apripista in questo senso in Italia, dove purtroppo i casi simili sono numerosi».
L´Associazione nazionale genitori di soggetti autistici (Angsa), con la presidente nazionale Liana Baroni e quella regionale Sonia Zen, si costituirà con l´avv. Leonardo Maran parte civile nel processo con rito abbreviato contro la bidella della scuola media “Fabiani” di Barbarano. Il 15 ottobre Luciana Scottà, 60 anni, residente ad Albettone in via Ca´ Brusà, dovrà presentarsi davanti al giudice Stefano Furlani e al pubblico ministero Barbara De Munari. L´imputata, difesa dall´avv. Teobaldo Tassotti, dovrà rispondere di maltrattamenti nei confronti di uno studente autistico di 15 anni. È accusata di aver offeso il ragazzino, di averlo minacciato e di averlo colpito; ed inoltre di non avergli prestato le cure dovute e di non averlo protetto pur sapendo che altre lo picchiavano. Quel giorno patteggeranno in aula l´insegnante di sostegno Maria Pia Piron, 59 anni, di Mossano (avv. Roberto Pelloso e Gianluca Veccia) e l´operatrice sociosanitaria Oriana Montesin, 54, di Barbarano (avv. Davide Balasso e Anna Sambugaro), che si sono accordate per un anno e sei mesi di reclusione senza sospensione della pena. In aula la famiglia della vittima si costituirà parte civile con l´avv. Nando Cogolato. Con essa anche l´Angsa, contro la bidella (visto che le altre due imputate patteggiano).
«La nostra è un´associazione nata nel 1985 che oggi conta 3 mila iscritti e circa 500 famiglie in Veneto - spiegano Baroni e Zen -, ed è punto di riferimento nazionale anche per i tavoli ministeriali per diverse altre associazioni più piccole. Con questa costituzione vogliano mandare un messaggio: chi non rispetta l´autistico in tutte le sue manifestazioni e nella sua dignità avrà contro tutta l´associazione, perchè l´autistico non può difendersi. Non parla, e comunica in altri modi. Vogliamo far sentire la sua voce. È una questione etica». Se dovesse ottenere un risarcimento, l´Angsa lo utilizzerà per la causa degli autistici. «Questa è una onlus radicata sul territorio e che opera nello specifico settore», precisa l´avv. Maran.
«Fin da quando è scoppiato il caso di Barbarano ci siamo attivati per tutelare il ragazzo e la famiglia. Noi ci battiamo molto perchè gli insegnanti che si occupano di questi ragazzi siano preparati, e non sempre avviene, tanto che ci sono diverse forme di violenza, come ad esempio quella di non accompagnare i ragazzi in un percorso di crescita ma di lasciarli a se stessi. Nel caso di Barbarano ci sono state anche forme di crudeltà e sadismo, che vanno punite».
I vertici dell´associazione puntano il dito anche contro la scuola: «Purtroppo in questo caso la famiglia aveva chiesto più volte perchè il ragazzo tornasse con dei lividi, ricevendo risposte evasive. È molto grave quello che è avvenuto, come pure è grave che la bidella, una volta terminata la sospensione, sia rientrata nello stesso istituto. Al di là di questi aspetti, però, crediamo che le violenze ai danni dei soggetti autistici siano frequenti perchè sono più difficili da scoprire, e i responsabili sono convinti di restare impuniti. Bisogna lottare con forza e determinazione».

di Diego Neri

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