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TRENTO. AUTISMO E DIAGNOSI PRECOCE

 
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Inviato: Gio Giu 29, 2017 11:30 am    Oggetto: Ads

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daniela
utentesenior


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MessaggioInviato: Mar Ago 21, 2012 5:47 pm    Oggetto: TRENTO. AUTISMO E DIAGNOSI PRECOCE Rispondi citando

Al Villa Igea il centro per l’autismo. Via al nuovo percorso per avere diagnosi precoci

In Trentino i bambini autistici sono circa 300. Per essere più precisi si parla di soggetti con disturbi dello spettro autistico, termine che comprende dai casi più lievi fino a quelli molto gravi. Il problema di questo disturbo è che spesso i primi segnali sono subdoli e quindi viene diagnosticato in ritardo con percorsi di assistenza e cura, fino ad ora, disomogenei sul territorio.
Alcune settimane fa la giunta provinciale e l’Azienda sanitaria hanno approvato due delibere che riguardano il «percorso diagnostico terapeutico per i disturbi dello spettro autistico». Obiettivo è intercettare prestissimo i bambini con il disturbo (preferibilmente già entro i 18 mesi) e garantire loro e alle famiglie una diagnosi e un percorso riabilitativo adeguato.
«L’idea è nata grazie all’assessorato alla salute – spiega il nuovo primario di neuropsichiatria infantile del distretto Centro nord Stefano Calzolari – ed è ora portata avanti anche grazie alla collaborazione con l’Agsat, l’associazione genitori soggetti autistici del Trentino. Da qualche mese è nato il centro di secondo livello al Villa Igea dove tutti i bambini con un sospetto di autismo vengono inviati dai pediatri o dagli specialisti del territorio. Qui un’equipe formata da neuropsichiatri, terapisti, logopedista e psicomotricisti li valuta con test specifici, emette una diagnosi e individua un percorso specifico adatta al singolo caso. Percorso che può essere effettuato dal paziente e dalla sua famiglia anche sul territorio di residenza».
Attualmente (oltre che la cura) per i bambini autistici il problema è soprattutto la diagnosi considerato che solitamente i bilanci dei pediatri vengono effettuati a uno e due anni (quindi sfugge la tappa dei 18 mesi, ndr) e che poi non sempre tutti gli specialisti sono pronti a fornire una risposta certa. «Sei mesi di ritardo sono però tanti – spiega il primario Calzoari – in quanto c’è una percentuale di casi che se presa in tempo guarisce. Tutti comunque possono avere dei miglioramenti».
Diagnosi precoce, dunque. Ma quali sono i campanelli d’allarme che i genitori non devono sottovalutare? Non è solo il ritardo del linguaggio a dover preoccupare, bensì difetti di comunicazione e relazioni sociali. Tre gli indici che gli specialisti valutando ci sono il deficit qualitativo della comunicazione; il deficit dell’interazione sociale, e interessi ristretti o attività motorie ripetitive.
Anche di fronte alla diagnosi non ci sono risposte miracolose. «Ma i miglioramenti si possono avere – assicura Calzolari – se il trattamento coinvolge tutta la famiglia e entra nella quotidianità del soggetto. Si tratta di un intervento molto educativo, non farmacologico e non psicoterapeutico. Quando si parla di autismo occorre aiutare il bambino ad adattarsi alla realtà e migliorare l’aspetto relazionale. In questo molto aiuta l’associazione che ha un’esperienza decennale nel trattamento di questi bambini e che ha colmato un deficit che era presente sul territorio».
Secondo le attuali stime l’autismo colpisce maggiormente i maschi (in misura da 3 a 4 volte superiore rispetto alle femmine). Si parla di 10-13 casi ogni 10 mila nati per le forme classiche di autismo, mentre se si considerano tutti i disturbi dello spettro autistico la prevalenza arriva a 40-50 casi per 10 mila. «I casi più lievi – spiega ancora Calzolari – sono in grado di condurre vite autonome, anche di laurearsi in quanto i soggetti sono capaci di imparare le regole sociali, che non vengono loro naturali, come da se imparassero un manuale. I casi più gravi, invece, rimangono disabili e per questo anche il supporto alla famiglia è indispensabile».

(articolo comparso su “L’Adige” del 19-08-2012)

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Daniela
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