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Inviato: Mar Set 19, 2017 11:05 pm    Oggetto: Ads

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Kodia
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MessaggioInviato: Mar Gen 04, 2011 2:38 pm    Oggetto: lo sport integra Rispondi citando

La Provincia di Como del 04-01-2011

Handicap e sport. Con passione e sacrificio è strumento d'integrazione
Secondo il Coni comasco sono oltre cinquecento gli atleti disabili in provincia. Molti lavorano ma trovano il tempo e la voglia per praticare una disciplina

COMO. Disabile a chi? Vietato commiserare e piangersi addosso quando si parla di sport e disabili. Nelle pieghe della storia delle società sportive comasche ci sono storie personali di riscatto, integrazione e successi. Poco conosciute, forse. Sicuramente storie di passione, sacrificio e dedizione totale: tra loro non ci sono professionisti dello sport. A Como il movimento è in grande crescita. Quattordici società, tra chi si occupa in esclusiva di disabili e chi ha aperto le porte all'integrazione. Difficile stilare un numero preciso, ma secondo il Coni non sono meno di cinquecento. E altrettanti sono i volontari e i tecnici che li seguono nell'attività sportiva.
Sport, come strumento e veicolo di integrazione e socializzazione. Ma anche base di partenza per successi personali e di squadra. L'ultimo atleta paraolimpico, Santino Stillitano, è operaio alle Fattorie Scaldasole di Tavernerio: ha difeso la porta dell'Italia alle Paraolimpiadi di Vancouver. Si allena a Varese con l'Armata Brancaleone (un nome, un programma: zero sponsor, zero contributi pubblici), la rappresentativa lombarda di sledge hockey, con i comaschi Giuseppe Fantinato e Stefano Sola. Storie di disabilità che diventa abilità. Come quella di Federico Lunghi di Lurate Caccivio, campione di equitazione, troppo forte per gareggiare con i disabili e ?abilissimo? per gareggiare con i ?normodotati? (con la federazione poco incline ad accoglierlo, alcuni anni fa). Ci sono poi casi di integrazione reale, come tentano di fare al Basket Senna, con una squadra mista che partecipa alla Seconda divisione Fip con i ragazzi disabili di Noivoiloro di Erba. O come da un paio di anni fa la Comense, con i corsi per disabili tenuti da Mara Invernizzi: i ragazzi si allenano con l'under 13 di normodotati. Alla Comense stanno già guardando avanti: perché non organizzare anche corsi di scherma e ginnastica? Strada lunga, difficile, ma percorribile. E poi c'è la tradizione. Che porta avanti l'Osha-Asp, la prima società comasca a capire, nel lontano 1974, che lo sport avrebbe potuto diventare un'occasione per ragazzi un tempo messi ai margini della società. Ora primeggia in Italia nel nuoto (in buona compagnia, con Ice Club e Briantea 84) e gira il mondo con i suoi tennisti in carrozzina. E la Briantea 84, pluripremiata società di Cantù, è l'eccellenza da anni, con una squadra di basket in carrozzina in A1. Due società virtuose comasche, Osha e Briantea, che potrebbero portare a Londra 2012 tre atleti: Gianluigi Franchetto, Dalida Vignando e Elena Pietroni, già sotto osservazione dei tecnici federali.
«Un movimento in movimento - lo definisce la delegata provinciale del Comitato paraolimpico di Como, Mariantonietta Danielon -. C'è chi cambia disciplina, perché tanti di loro non si fossilizzano su un solo sport». Sperimentano e vincono. Come Christian Beretta: era nella Nazionale di nuoto a Barcellona nel ?92. Ora è capitano dell'Adaptive Rowing alla Canottieri Lario. O Marzio Luppi, cavaliere del Thais e che porta avanti anche la passione per il nuoto. E poi c'è il calcio: se la Figc non ha progetti specifici per i disabili, ci pensano le associazioni. Ancora la Briantea 84, ma anche i sordomuti, attivissimi nel calcio a 5. Enrico Testori ha giocato nella Canzese in serie D e nel Lora Lipomo in Eccellenza, ora è vicepresidente della squadra comasca sordomuti di calcio a 5. Alcuni di loro giocano anche nei campionati regionali Figc: nella Vasca l'italo-russo Yuri Soldatenkov e Fabio De Vito, reduci dai campionati europei sordomuti in Svizzera. Tre anni fa, a un torneo estivo a Casnate, hanno anche battuto una squadra di normodotati. Basta barriere, basta steccati, soprattutto mentali. I disabili vanno in bici (con i colori della Bee and Bike Bregnano o con l'Unione italiana ciechi, altra grande realtà), tirano con l'arco, si cimentano con il judo, vanno in kayak e barca a vela, pescano, danzano e sciano. E li chiamano ancora disabili.

di Luca Pinotti
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