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servoscala

 
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Inviato: Dom Lug 23, 2017 9:39 pm    Oggetto: Ads

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Kodia
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Residenza: deserto di Atacama

MessaggioInviato: Gio Apr 15, 2010 9:22 pm    Oggetto: servoscala Rispondi citando

non so quantoi abbiano letto questo:

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cmq oggi mi telefona una querula terapista del diparmento periferico, che mi fa: avete richiesto un servoscala? mi fa capire la situazione?
......
uno cosa deve rispondere?
quindi con calma l'ho fatta parlare........ ma li scelgono col lanternino?
dunque: chi richiede i servoscala nel deserto di Atacama è solo un "iperanziano" (tutti quelli al di sotto della terza età si attaccano? non escono di casa? hanno tutti case senza barriere? mah!) e quindi leggendo la data di nascita 05 (ma c'era scritto 2005) pensavano che fosse un ultracentenaripo ( e certo con la sottoscritta madre tuttora vivente e che ti parla al telefono!!!!!!!) e si sono pure messi a ridere leggendo la motivazione scritta dalla pediatra e cioè "non si prevede il cammino per i prossimi due/tre anni".
Ah, pure ridono, questi!
Poi invece, quando ha letto meglio e si è resa conto che c'era scritto 2005 sicuramente è entrata nel panico: nessuno mai ha osato richiedere un servoscala essendo minore!!!!!!! oddio, adesso che succedera? come faremo? - si sarà anche strappata i capelli?
Shocked
insomma lunedì ci sarà il sopralluogo e vedremo... sembra che gli unici attrezzi che passano si adattano solo alle carozzine per adulti e quindi se non vanno bene te lo devi comprare tu... e siamo daccapo!
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Kodia
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Messaggi: 2357
Residenza: deserto di Atacama

MessaggioInviato: Lun Lug 05, 2010 10:35 am    Oggetto: Rispondi citando

posto questo a mo' di "consolazione"...... sono stremata/nauseata/ irrancidita perchè ancora non sono riuscita a risolvere la questione, ma vedo che esistono anche episodi ben più raccapriccianti......

Possono i bisogni essere asserviti alla burocrazia? Già solo a livello teorico, probabilmente la domanda meriterebbe risposte approfondite, tutt’altro che superficiali. Il problema è che poi certi dilemmi non restano interrogativi astratti, ma riportano alla praticità della vita e di storie delicate, come quella di Danilo, un bambino disabile di Corigliano d’Otranto. Ventitré gradini che separano la sua abitazione, in via Umberto I, da quel che c’è fuori dal chiuso di poche pareti che sanno essere fastidiosamente monotone. Da circa tre mesi, i suoi genitori, Sandro Barone e Sandra Garganese, combattono per avere un montascale, che permetta al loro Danilo di superare quei ventitré gradini: nel marzo scorso, ne hanno fatto richiesta, con un progetto affidato alla ditta Rizzoli di Lecce, consegnato all’Asl di Maglie, che, dopo le visure del caso, senza problemi lo ha subito autorizzato. Del resto, la necessità dello strumento, vista l’impossibilità di installare nell’immobile dove abita Danilo un ascensore, era stata rilevata da un sopralluogo, il 1° aprile scorso, e da un documento a firma dell’Ufficio tecnico Lavori pubblici del comune di Corigliano d’Otranto, a firma dell’ingegnere Nicola Dimitri.

Anche l’Asl di Maglie, nell’autorizzare con celerità il progetto presentato del montascale, nella persona del direttore del distretto, Pierluigi Camboa, aveva allegato una richiesta di semplificazione della procedura per la concessione del mezzo, dove si legge che “lo scrivente avverte la necessità di richiedere con la massima urgenza la revisione delle complicatissime procedure per la concessione di una montascale agli aventi diritto, soprattutto se in età pediatrica, dato che la richiesta della trasmissione della relazione tecnica (di un ingegnere, un architetto, un geometra, ecc.) a Lecce appare allo scrivente un’inutile e dolorosa perdita di tempo per l’utente e la sua famiglia”. Una volta inoltrata la pratica all’Asl di Lecce e, nonostante l’evidenza lapalissiana dell’urgenza legata al caso di Danilo, tra lo sconcerto dei genitori tutto si è misteriosamente bloccato. Secondo quanto racconta la madre, l’Asl di Lecce si sarebbe mostrata perplessa sull’autorizzazione da dare alla ditta Rizzoli e riterrebbe necessaria una gara d’appalto con altre ditte, per aggiudicare la realizzazione del montascale.

“Per me sinceramente – afferma disperata la madre di Danilo – è solo una perdita di tempo: la malattia di mio figlio non è una gara d’appalto per i loro interessi”. La donna riferisce poi di come circa due settimane fa, siano venuti a casa sua, la fisiatra di Lecce insieme al tecnico per l’ennesima visura, facendole visionare un tipo di montascale, alla fine non risultato adatto: “Mi hanno garantito – prosegue – che dopo pochi giorni si sarebbero fatti vivi con un altro tipo di montascale di un’altra ditta: sono trascorse due settimane, ma nessuno si è fatto vivo”. La madre di Danilo, per questo, ha scelto di rivolgersi al tribunale dell’ammalato, per sollecitare soluzioni e riferire tutto l’accaduto; ma qui, è venuta a conoscenza che dall’Asl di Lecce si difendevano, raccontando di come la donna si sarebbe rifiutata di far entrare in casa la fisiatra insieme al tecnico dell’Ortoghea di Ostuni, e sarebbe arrivata persino a minacciarli; per questo motivo, i medici avrebbero manifestato a chiare lettere l’intenzione di non ritornare in quella casa, per paura della donna, che, dinanzi a queste testimonianze, commenta esterrefatta: “Una cosa assurda”. Anche il padre tutelare del minore si scaglia contro la burocrazia di un sistema “inumano”. Dinanzi al racconto di due genitori disperati e giustamente arrabbiati, non si può restare a guardare inermi e in silenzio: la sanità dovrebbe dare risposte chiare, rapide, certe e a sostegno dei diritti dei pazienti. Quei ventitré gradini, che sembrano ostacoli insormontabili, possono essere abbattuti forse grazie ad una firma, ad un atto di buon senso.

FONTE:

LeccePrima.it
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