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OLIM e PARALIM- PIADI
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Inviato: Sab Nov 25, 2017 5:42 am    Oggetto: Ads

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MessaggioInviato: Sab Lug 28, 2012 11:42 am    Oggetto: OLIM e PARALIM- PIADI Rispondi citando

iniziamo con questo bel post che non parla solo di sport e olimpiadi... ogni volta che apro un nuovo argomento mi auguro sempre che sia l'imput per un bel confronto tra utenti... come si dice "spes ultima dea" Very Happy
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MessaggioInviato: Sab Lug 28, 2012 6:01 pm    Oggetto: Rispondi citando

La Gazzetta dello Sport del 28-07-2012

Im Dong Hyun L'arciere cieco vede il record del mondo

LONDRA. The blind archery (Il tiro con l'arco cieco) è un racconto di Arthur Conan Doyle. Ma Sherlock Holmes non c'entra, c'entrano le Olimpiadi. Ieri, nel tempio del cricket prestato al tiro con l'arco, il ventiseienne coreano Im Dong Hyun ha stabilito il nuovo record del mondo nelle prove di qualifica con 699 punti, tre di più del suo precedente limite. Solo che Im è cieco, è «blind» appunto, o quasi cieco. A destra ha addirittura solo 10 centesimi, a sinistra, dove va un pò meglio, 20, nell'occhio che deve inquadrare il famoso colore giallo da centrare sui bersagli a 70 metri. E ieri pioveva: chissà che qualche goccia non abbia aggravato il compito di Im, impassibile dietro gli occhiali scuri, a qualsiasi ora e con qualsiasi clima. Storico Così una tranquilla prova ranking, che serve per scegliere le teste di serie e formare il tabellone della prova a squadre e individuale, si è trasformata in un'impresa storica anche se Im non è un novizio: è già stato campione olimpico a squadre ad Atene e a Pechino, e qui cerca di sfatare il tabù che ha sempre privato il suo Paese dell'oro individuale maschile. Nel piccolo campo di qualificazione, mentre Mauro Nespoli (11 con 674 punti), Mauro Galiazzo e Michele Frangilli (insieme al 36 posto a quota 662), finivano complessivamente sesti (un piazzamento che ci fa affrontare Taipei negli ottavi; le azzurre invece hanno chiuso decime con Pia Lionetti 17 , Natalia Valeeva 24 e Jessica Tomasi 44 ), è andato in scena il suo show. Sfatare la leggenda Im Dong Hyun è innamorato di questo sport da quando suo padre gli regalò un arco giocattolo. Aveva dieci anni. Sulla storia della cecità, l'ambiente si spacca. Mario Scarzella, il presidente della nostra Fitarco, ci dice che «bisogna sfatare una leggenda, vi assicuro che lui da 70 metri ci vede meglio di tanti altri tiratori». Senza Paralimpiadi Ma perché Im non gareggia allora alle Paralimpiadi? Intanto perché alle Olimpiadi, nel tiro con l'arco, non c'è una soglia minima, in teoria potrebbe partecipare anche chi è completamente cieco. E poi perché ci vede ancora «troppo» per cambiare Giochi. Spiega Marco Bernardi, il capo della commissione medica che sovrintenderà alle Paralimpiadi di Londra: «Ci sono tre categorie paralimpiche fra ipovedenti e non vedenti. I ciechi totali, gli ipovedenti B2 con un massimo di due sessantesimi e quelli B3, da due a sei sessantesimi. Naturalmente per l'occhio dove si vede meglio». Praticamente la soglia di quello dove invece Im ci vede peggio. «C'è però un altro parametro che è anche il cosiddetto campo visivo alterato, al di sotto dei 20 gradi». Luca Pancalli, il presidente del Comitato Paralimpico, legge la notizia come l'avvicinarsi di un orizzonte inevitabile: «Fra cinque, dieci anni, queste barriere scompariranno. Il confine fra paralimpici e olimpici sta diventando sempre più labile. Come minimo si gareggerà tutti insieme nella stessa manifestazione». Operazione a fine carriera Ma in quel momento Im Dong Hyun dove sarà? Forse si opererà. Ora non vuole, forse per non scalfire le sue sicurezze, quello specialissimo «sentire» l'arco che è la sua forza. Ha detto che in sala operatoria ci andrà soltanto nel 2020, a fine carriera. Per oggi deve pensare a vincere il titolo a squadre. Il pronostico è sin troppo facile. Ma Mauro Nespoli giura: »Non gareggeremo per il secondo posto, ma per la medaglia d'oro». Im che ne pensa?

di Valerio Piccioni

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MessaggioInviato: Mer Ago 01, 2012 2:22 pm    Oggetto: Rispondi citando

Redattore Sociale del 01-08-2012

Paralimpiadi, viaggio alle origini: da Stoke Mandeville ad Ostia i primi passi del movimento
ROMA. Ci sono intuizioni, anche semplici, che possono cambiare la vita di migliaia di persone. Come quella che negli anni successivi alla seconda guerra mondiale ebbe Ludwing Guttmann, neurologo tedesco costretto a fuggire in Inghilterra dopo la persecuzione nazista degli ebrei. Nella città di Stoke Mandeville, vicino Londra, fu messo a capo della “Spinal Injures unit” dove venivano ricoverati i reduci dal fronte che avevano subìto lesioni midollari. Qui si rese conto che questi ragazzi tornavano mutilati non solo nel corpo: alle gravi ferite riportate si aggiungevano anche condizioni psichiche gravi. La depressione portava tanti a lasciarsi andare, altri addirittura al gesto estremo. Ben presto il dottor Guttman capì che bisognava fare qualcosa: intervenire non solo sul versante medico in senso stretto, ma aiutarli a tornare a una vita normale attraverso uno stimolo esterno. E siccome tanti erano ancora giovani, pensò che tutto questo fosse possibile attraverso lo sport. Dagli esercizi fisici distesi sul letto dell’ospedale alle gare agonistiche il passo fu breve. E così il 28 luglio del 1948 i reduci britannici furono i primi atleti al mondo a disputare i Giochi di Stoke Mandeville, nello stesso giorno in cui a Londra si dava il via ai Giochi olimpici. Ma se Guttman può essere definito il padre del movimento paralimpico mondiale, in Italia la sport terapia fu fondata da Antonio Maglio, che organizzò a Roma nel 1960 la prima vera Paralimpiade moderna.

DA STOKE MANDEVILLE A ROMA - Conosciuto più all’estero che in Italia per la sua opera di riabilitazione, Maglio negli anni del dopoguerra iniziò a lavorare al Centro paraplegici dell’Inail di Villa Marina a Ostia, del quale fu alla fine nominato anche direttore. Da neuropsichiatria capì fin dall’inizio che per riabilitare bisognava partire dal sostegno psicologico della persona. «Tutti i ragazzi che curava erano per lui come dei figli – ricorda oggi la moglie Stella Maglio –. Solo uno dei suoi pazienti non si salvò: non riuscendo ad accettare la sua disabilità, si tolse la vita. Fu una ferita che mio marito si portò addosso per tutta la vita». Erano infatti anni difficili, in cui essere disabili era considerato una disgrazia senza scampo. Per ridare speranza alle persone infortunate Maglio iniziò a sperimentare nuove tecniche e metodologie riabilitative. Tra queste lo sport ebbe un posto di rilievo: l’esercizio fisico permetteva di ridurre lo stato di depressione delle persone, non solo perché teneva occupata la mente ma anche, perché facendo squadra, i pazienti tornavano a sentirsi parte di un gruppo.

Così dal 1956 il medico dell’Inail iniziò a portare i suoi atleti ai Giochi di Stoke Mandeville. Con Guttman era nata un’amicizia che si basava sulla stima reciproca. Il sogno dell’italiano era organizzare una competizione di grande livello per disabili nel nostro Paese, al pari delle Olimpiadi. Per questo propose al collega tedesco di organizzare in Italia delle gare di scherma in carrozzina, proprio presso il centro di Ostia. Dopo il successo di questa prima iniziativa nel 1957, convinse Guttmann a portare le competizioni di Stoke Mandeville a Roma. Grazie al sostegno dell’Inail riuscì dopo pochi anni nel suo intento: nel 1960 Roma divenne la sede di quelli che, nel 1984, sarebbero stati riconosciuti come i primi veri Giochi paralimpici della storia. (ec)

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MessaggioInviato: Mer Ago 01, 2012 4:58 pm    Oggetto: ah si? che storia!!!!!! Rispondi citando

Redattore Sociale del 01-08-2012

Paralimpiadi, a Londra in gara anche "l'altra metà del cielo"

SPECIALE PARALIMPIADI. Dopo lo scandalo di Sidney 2000 e la successiva decisione dell'Ipc di escluderli dalle gare a tempo indeterminato, tornano a gareggiare gli atleti con disabilità intellettive e relazionali. Nessun italiano

ROMA - È un rientro “soft”: solamente sette gare in tre diversi sport. Ma è un evento storico, perché Londra 2012 vede in gara per la prima volta dopo dodici anni non solo gli atleti con disabilità fisiche e sensoriali, ma anche quelli con disabilità intellettive e relazionali, esclusi dai Giochi subito dopo lo scandalo andato in scena nell’edizione di Sydney 2000. Una vera e propria truffa, quella, passata alla storia come una delle dieci frodi sportive più celebri di tutti i tempi: dei dodici atleti della Nazionale spagnola, vincitrice dell’oro nel basket, ben dieci non erano persone disabili. Fu proprio uno di loro, il giornalista Carlos Ribagorda, a raccontare i fatti sulla rivista Capital, allargando il fronte (atleti disabili “fasulli” anche in altri sport) e puntando il dito contro la mancanza di regole chiare sul tema. Dietro la vicenda, una bella fetta di quattrini, a iniziare da quelli degli sponsor sempre alla ricerca di risultati. Lo scandalo che si abbatté sul Comitato paralimpico spagnolo fu così enorme che l’Ipc (il Comitato paralimpico internazionale) optò per una decisione drastica: fuori tutti gli atleti con disabilità intellettiva e relazionale dalle Paralimpiadi, in attesa di studiare la situazione e fare in modo che non potessero più esserci frodi del genere.

Ora, dopo dodici anni di lavoro sui criteri di classificazione degli atleti (un percorso impervio, da testare sul campo), ecco il ritorno limitato ad appena sette gare: il lancio del peso, il salto in lungo e i 1500 metri nell’atletica leggera; i 200 stile, i 100 dorso e i 100 rana nel nuoto; il torneo singolare nel tennistavolo. Con l’edizione 2012 «siamo riusciti ad abbattere una, forse l’ultima barriera che per anni non ha permesso a molti atleti di esprimere il proprio talento, puro e cristallino», dice Marco Borzacchini, presidente della Fisdir, la Federazione italiana dedicato allo sport con disabilità intellettiva e relazionale. «Sono convinto che l’edizione londinese dei Giochi sarà ancora più completa e affascinante delle altre, dando spazio allo sport per disabili a tutto campo, senza esclusioni di sorta». Con la speranza che l’Ipc riesca «presto a rendere totale questo processo di riammissione, magari già a partire dall’edizione di Rio de Janeiro nel 2016 o, ancor prima, dalla prossima kermesse invernale di Sochi 2014». Sarebbe – aggiunge – «il massimo risultato per un movimento che non può avere in Inas (la Federazione internazionale per lo sport degli atleti con disabilità intellettiva) l’unico interlocutore».

Il rientro di questi atleti è una festa anche per l'Italia, che con due giovanissimi nuotatori ha lottato fino all'ultimo per volare a Londra. La prima è la ventenne Kathrin Oberhauser, originaria di Bressanone, capace anche di realizzare il tempo minimo di qualificazione sui 100 rana nuotando a Praga, a metà giugno, in 1'34''27, quindici centesimi sotto il tempo a lungo inseguito, comunque non sufficiente per garantirsi la convocazione. Il secondo è il diciannovenne Kevin Casali (di Castellarano, in provincia di Reggio Emilia), campione sui 200 stile libero, anch’egli per mesi impegnato nella ricerca della migliore prestazione cronometrica per accedere ai Giochi. Entrambi sono ragazzi autistici e per entrambi il rapporto con l’acqua ha significato non solo agonismo, gare e vittorie a livello nazionale, ma soprattutto un aiuto nel personale percorso di autonomia nella vita di tutti i giorni. Indipendenza in molti gesti quotidiani, passi avanti nelle relazioni con gli altri, gestione degli imprevisti e delle difficoltà: raggiunti anche grazie all’aiuto delle famiglie e dei rispettivi allenatori (Sabrina Dal Col e Emanuele Marinelli) sono risultati a dir poco straordinari. Che, letteralmente, valgono oro. Come e più di una medaglia paralimpica al collo. (ska)

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MessaggioInviato: Mer Ago 29, 2012 2:10 pm    Oggetto: Rispondi citando

ecco, finalmente ci siamo: oggi c'è l'inaugurazione delle paralimpiadi!
Quasi cento atleti italiani partecipano!
Qui il sito ufficiale:
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MessaggioInviato: Gio Ago 30, 2012 3:55 am    Oggetto: Rispondi citando

i toscani:
da La Nazione
Firenze, 29 agosto 2012 - Si aprono oggi i giochi Paralimpici di Londra 2012. Un appuntamento di grande richiamo, come per le Olimpiadi dei normodotati. Quelli dei disabili sono Giochi di grande agonismo e fair play, in cui davvero lo sport trionfa nel suo volto più umano e pulito. All'appuntamento di Londra sono sette gli atleti paralimpici toscani. E il presidente della Regione Enrico Rossi ha voluto salutarli, dando via Facebook il suo in bocca al lupo per la grande avventura.

“Dalla Toscana sono 7 gli atleti che parteciperanno alle Paralimpiadi. Di questi addirittura tre provengono dal reparto di Unità Spinale di Careggi a Firenze. La riprova che tetraplegici e paraplegici possono riconquistare gran parte di quella vita che un incidente sembrava avergli strappato per sempre”, dice Rossi.

“A loro e agli altri quattro toscani in gara – prosegue Rossi – un grazie per il coraggio che ci dimostrano ogni giorno e un ‘in bocca al lupo’ per le gare. Consapevole che la sfida più grande la stanno già vincendo…”.



I sette toscani paraolimpici sono Matteo Betti (scherma), Marisa Nardelli (tennis tavolo), Vittorio Bartoli (arco), Sara Morganti (equitazione), Andrea Marcaccini (canottaggio), Marco Innocenti e Giuseppe Polidori (tennis).

Matteo Betti, 28 anni, di Siena, appartiene al circolo scherma Uisp di Siena, contradaiolo del Nicchio, ed è un plurimedagliato della scherma in carrozzina. Betti è un fiorettista ed ha vinto anche titoli iridati, piazzandosi al top della scherma in carrozzina internazionale.

Marisa Nardelli, 58 anni di Sesto Fiorentino, atleta del tennistavolo, è alla sua sesta partecipazione alle Paralimpiadi. Un vero e proprio record per lei, una veterana della delegazione azzurra.

Vittorio Bartoli, 58 anni, atleta del tiro con l'arco individuale, viene da Poggibonsi ed è al suo debutto alle Paralimpiadi. Sarà il primo azzurro toscano a scendere in campo.

Sara Morganti, 36 anni, pisana ma originaria della provincia di Lucca, partecipa con la squadra di equitazione paralimpica. Sara era nella delegazione che ha ricevuto il tricolore dal presidente della Repubblica, con il quale la stessa delegazione azzurra sfilerà nella cerimonia di apertura. Una grande emozione per lei. Sara è stata medaglia di bronzo agli Europei nel freestyle.

Andrea Marcaccini, 31 anni, di Firenze, ha sempre gareggiato per il canottaggio con i normodotati. Da queste Olimpiadi, a causa di una malformazione che lo ha privato praticamente da sempre di un polpaccio, gareggia con gli atleti disabili.

Marco Innocenti, 40 anni, tennista in carrozzina, è un'atleta dell'Unità spinale Firenze. E' di Poggibonsi ma vive a San Casciano val di Pesa. Ha scalato le classifiche fino a diventare il numero 1 in Italia e il 12esimo al mondo. Un nome quindi di grandissimo richiamo del tennis disabili internazionale.

Giuseppe Polidori, 44 anni, tennis in carrozzina, è un dipendente del Comune di Grosseto, anche lui campione italiano e tra i primi tennisti disabili al mondo. E' alla terza partecipazione alle Paralimpiadi.

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MessaggioInviato: Gio Ago 30, 2012 4:02 am    Oggetto: Rispondi citando

i veneti:
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MessaggioInviato: Gio Ago 30, 2012 4:04 am    Oggetto: Rispondi citando

i lombardi - però macchi è stato squalificato.....
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MessaggioInviato: Gio Ago 30, 2012 4:06 am    Oggetto: Rispondi citando

gli emiliani:
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MessaggioInviato: Gio Ago 30, 2012 4:09 am    Oggetto: Rispondi citando

i laziali:
I laziali sono 4 donne e cinque uomini. Ognuno naturalmente ha la sua storia personale che lo ha portato a fare sport nonostante la disabilità che lo ha colpito.

Come Oxana Corso che è nata a San Pietroburgo in Russia ma che a tre anni insieme alla sorella Olga è stata adottata dai coniugi romani Corso che l’hanno portata nella capitale e l’hanno assistita nella sua lesione cerebrale. Oggi Oxana, che è nata nel1995, è una delle speranze più concrete della velocità azzurra, 100 e 200 metri. E’ scoppiata in lacrime quando ha saputo di essere stata convocata per Londra, cambia spesso il colore dei capelli ed ha una passione per la carbonara.

Dall’altra parte c’è la super esperta, Paola Protopapa (lesione ad un arto superiore) che con la partecipazione a Londra diventerà il primo atleta a partecipare a tre edizioni dei Giochi Paralimpici in tre sport diversi. A Pechino 2008 vinse l’oro nel canottaggio, all’Olimpiade invernale di Vancouver nel 2010 partecipò allo sci di fondo, adesso sarà impegnata nella vela. Un esempio per chiunque, atleta normodotato o meno che sia.



Uno che di Paralimpiadi se ne intende è Alberto Pellegrini,da Civitavecchia classe 1970 che ha vinto 7 medaglie olimpiche nella scherma, prima di dedicarsi del tutto al basket in carrozzina, sport nel quale ha vinto tutto con il club romano del Santa Lucia. “Quel treno l’ho preso così bene che alla fine ci sono finito sotto” dice riferendosi all’incidente che a 21 anni gli portò via una gamba: tornava da una licenza militare e lo zaino gli restò impigliato tra le porte di uno scompartimento. Per non perderlo cercò di correre insieme al treno ma ci finì appunto sotto. “Lo sport mi ha cambiato, perché dopo l’incidente ero diventato cattivo”.

Nell’atletica leggera c’è Elisabetta Stefanini, una delle più forti velociste ipovedenti del mondo, classe 1983, insieme ad Alessandro Di Lello, classe 1977, che ha una lesione del terzo plesso brachiale destro, che si è accostato al mondo dello sport paralimpico solo da marzo di quest’anno ma che è già un maratoneta di alto livello.

Molte speranze sono risposte anche su Marco Cima, di Vetralla (VT) classe 1976, che dal 2005 vince il titolo italiano di spada in carrozzina, nel 2009 e nel 2011 ha vinto anche quello di fioretto e su Alessio Sarri, romano del 1973, su una paraplegico dal 1998 per via di un incidente di moto.Prima del quale giocava a pallacanestro, sport che ha cercato di praticare anche con la carrozzina ma che non gli dava le stesse emozioni di prima, così ha scelto la scherma. Alla sua terza Paralimpiade punta decisamente ad una medaglia dopo aver fatto incetta agli europei ed ai mondiali.

Dalla provincia di Viterbo c’è anche Mauro Cratassa, 48 anni, anche lui paraplegico da quando ne aveva 24 per una caduta da una scala di 9 metri sulla quale stava lavorando come elettricista presso un impianto agricolo. Oggi è uno dei più forti nella categoria handbyke Classe H3, ha vinto una Maratona di Roma ed un bronzo ai Mondiali del 2011.

Infine a Londra andrà, anzi è già lì, anche Antonella Cecilia, 49 anni ed una storia di super campionessa di equitazione alle spalle. Affetta da una sclerosi multipla Antonella ha affidato allo sport la sua voglia di farcela e di affermarsi nella vita. E’ stata una delle prime atlete a trovare lavoro grazie al programma organizzato dal Cio in collaborazione con i vari comitati olimpici e le federazioni.

preso da qui:
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MessaggioInviato: Gio Ago 30, 2012 4:12 am    Oggetto: Rispondi citando

le nuotatrici campane:
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MessaggioInviato: Gio Ago 30, 2012 4:13 am    Oggetto: Rispondi citando

i marchigiani:
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MessaggioInviato: Gio Ago 30, 2012 4:15 am    Oggetto: Rispondi citando

i friulani:
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MessaggioInviato: Gio Ago 30, 2012 4:19 am    Oggetto: Rispondi citando

i siciliani:
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i piemontesi:
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