Indice del forum genitoritosti
il forum dei genitori di figli con disabilità
 
 FAQFAQ   CercaCerca   Lista utentiLista utenti   GruppiGruppi   RegistratiRegistrati 
 ProfiloProfilo   Messaggi privatiMessaggi privati   Log inLog in 

METODO FEUERSTEIN

 
Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Terapie, metodi
Precedente :: Successivo  
Autore Messaggio
Ads






Inviato: Ven Ott 20, 2017 5:56 am    Oggetto: Ads

Top
daniela
utentesenior


Registrato: 25/10/09 12:35
Messaggi: 563

MessaggioInviato: Ven Nov 13, 2009 2:58 pm    Oggetto: METODO FEUERSTEIN Rispondi citando

Quanto sotto riportato è tratto da un inserto monografico curato da Michela Minuto e pubblicato nell’anno 2000 dalla rivista “Risposte”.

IL P.A.S. (Programma di Arricchimento Strumentale) in 13 domande e in 13 risposte

1. Che cos’è il PAS?
E’ il Programma di Arricchimento Strumentale di R.Feuerstein. Si può definire un programma di sviluppo cognitivo e metacognitivo.

2. Qual è il suo obiettivo?
L’obiettivo centrale è accrescere la modificabilità dell’individuo attraverso l’attivazione e lo sviluppo dei prerequisiti del pensiero: le funzioni cognitive.

3. Quali sono i suoi presupposti teorici?
a) la teoria della Modificabilità Cognitiva Strutturale, la quale afferma che l”intelligenza” è modificabile a partire da qualsiasi condizione e a qualsiasi età.
b) La rilevanza dell’Esperienza di Apprendimento Mediato. L’apprendimento, secondo Feuerstein, avviene non tanto attraverso l’esposizione diretta dell’individuo agli stimoli, quanto mediante la presenza di un mediatore che intenzionalmente seleziona, organizza gli stimoli in modo che l’esperienza attuata, attraverso un processo di generalizzazione, sia utilizzabile in altri contesti (transfer cognitivo).

4. A chi si rivolge?
A tutti. A partire dagli otto anni di età (ora esiste anche un PAS Basic per bambini in età prescolare) fino all’età adulta. Vi sono applicazioni in riabilitazione, in ambito educativo, nella formazione continua, nell’industria, nella terza età. Nella scuola è applicabile dal secondo ciclo delle elementari

5. Chi può applicarlo?
L’applicazione richiede una formazione specifica che si struttura in tre livelli in cui vengono analizzati i 14 strumenti e gli spetti applicativi. La formazione richiede un impegno di circa 200 ore distribuite in due/tre anni in modo da fare esperienza prima di passare al modulo successivo. I corsi di formazione attivati dai centri autorizzati, denominati ATC (Authorized Training Center), sono riconosciuti dall’Icelp di Israele.

6. Da che cosa è costituito?
Da una serie di 14 strumenti, cioè di fascicoli di esercizi carta e matita a basso contenuto specifico in modo da non richiedere prerequisiti culturali. Questi esercizi costituiscono un’occasione graduata e strutturata per attivare e sviluppare le funzioni cognitive carenti.

7. Come si possono sviluppare le funzioni cognitive attraverso gli esercizi?
Gli esercizi costituiscono la base di partenza per il lavoro di riflessione cognitiva e metacognitiva attivato dall’individuo attraverso l’interazione con il mediatore che non dà risposte, ma indirizza e orienta sull’analisi dei processi di pensiero messi in atto durante la risoluzione del problema. Questa modalità permette al soggetto, con il tempo, di automediarsi.

8. Come è strutturata una lezione?
Si comincia con il richiamo alla lezione precedente, l’osservazione della pagina e la determinazione dell’obiettivo, si fa qualche esercizio individualmente e si discutono in gruppo i risultati, le eventuali difficoltà, gli errori e le strategie in modo che tutti abbiano più sicurezza e padronanza del lavoro. Si continua in modo individuale e dopo una ventina di minuti si continua l’analisi del lavoro svolto e si cerca di trovare un’affermazione generale che possa servire in altri contesti (es.: se si sono fatti errori a causa dell’impulsività, l’affermazione generale potrebbe essere “prima di iniziare un compito è bene riflettere”. Questa affermazione va poi declinata in vari campi. Quando è il caso di riflettere? Gli allievi porteranno esempi dal loro contesto di vita, scolastico…). Si procede poi con un riassunto delle riflessioni attuate e dei vocaboli che sono serviti per descrivere i processi attivati.

9. Quale ruolo hanno gli errori?
Il mediatore osserva individualmente lo svolgersi del compito e interviene sollecitando l’osservazione rivolgendosi al singolo o al gruppo in modo che l’allievo si renda conto dell’eventuale presenza dell’errore e meglio padroneggi le strategie per evitarlo. L’errore costituisce un punto di partenza per la riflessione e quindi non viene penalizzato. Nello stesso tempo è l’occasione perché l’individuo si renda conto di quali funzioni cognitive si sono dimostrate carenti e debbano quindi essere sviluppate. Il PAS offre un susseguirsi di problemi simili in modo che vi siano occasioni successive per una nuova applicazione che permetta la verifica del miglioramento.

10. L’attuazione del PAS avviene in modo individuale o di gruppo?
A parte casi particolari è privilegiata l’attivazione in piccolo gruppo. Lo scambio di riflessioni, strategie, esempi è favorito dal gruppo di pari e, in particolare, è raccomandata l’eterogeneità dei partecipanti che contribuisce all’analisi di un problema da più punti di vista. Anche il gruppo diventa partecipe del processo di mediazione modellandosi sulle modalità del mediatore.

11. Con che frequenza viene attuata la lezione?
L’applicazione basa prevede non meno di 2/3 ore la settimana in giorni distinti per circa due anni. A prima vista può sembrare un tempo molto lungo, ma non è così (impareremmo una lingua straniera in tempo minore?). Sono poi previste strutturazioni particolari in contesti specifici, quali la riabilitazione, l’industria ecc..

12. Qual è il rapporto tra le discipline curriculari e il PAS?
Il PAS costituisce un valido complemento alle discipline scolastiche perché migliora il raggiungimento delle abilità trasversali cognitive e metacognitive.

13. Quale ruolo ricoprono gli aspetti affettivo-relazionali?
Nella sua azione il mediatore deve favorire l’apprendimento prestando la massima attenzione a fornire a ogni partecipante la quantità e la qualità della mediazione necessaria evitando l’insorgere di un’ansia da prestazione eccessiva. Tutti gli incontri PAS si caratterizzano per un clima non valutativo e favoriscono aspetti di cooperazione e di insegnamento reciproco tra gli allievi (peer-tutoring)

_________________
Daniela
Top
Profilo Invia messaggio privato
gianfry
utentejr


Registrato: 22/02/10 09:24
Messaggi: 120
Residenza: (NA)

MessaggioInviato: Ven Mar 19, 2010 8:34 am    Oggetto: Rispondi citando

Grazie per questo che riporti (l'ho letto solo adesso Embarassed ),
me ne hanno accennato proprio nei giorni scorsi al centro di riabilitazione che frequenta mio figlio. Mi chiedevo solo come si realizzi l'applicazione del metodo a ragazzi autistici, dato che se ho capito bene non è nato specificamente per questo.

_________________
da Gianfry ... "Ciao, amici !" (è il saluto del mio Simone)
Top
Profilo Invia messaggio privato
daniela
utentesenior


Registrato: 25/10/09 12:35
Messaggi: 563

MessaggioInviato: Ven Mar 19, 2010 4:08 pm    Oggetto: Rispondi citando

infatti il Metodo non è nato specificatamente per persone con disabilità, solo successivamente è stato applicato anche a persone con disabilità. Il metodo viene applicato sia nell'ambito educativo, riabilitativo e aziendale.
Secondo Feuerstein, e io in questo ci credo, non esistono bambini irrecuparabili . Secondo lui le strutture mentali possono essere modificate e questo è ciò che afferma "Non voglio dire che i geni non abbiano un peso, ma devono essere un punto di partenza, non una condanna. Non mi piace definire un bambino "autistico" o "dislessico"; preferisco dire che si trova in una condizione di autismo, o di dislessia, che quindi può essere cambiata»

_________________
Daniela
Top
Profilo Invia messaggio privato
gianfry
utentejr


Registrato: 22/02/10 09:24
Messaggi: 120
Residenza: (NA)

MessaggioInviato: Ven Mar 19, 2010 7:04 pm    Oggetto: Rispondi citando

daniela ha scritto:
infatti il Metodo non è nato specificatamente per persone con disabilità, solo successivamente è stato applicato anche a persone con disabilità. Il metodo viene applicato sia nell'ambito educativo, riabilitativo e aziendale.
Secondo Feuerstein, e io in questo ci credo, non esistono bambini irrecuparabili . Secondo lui le strutture mentali possono essere modificate e questo è ciò che afferma "Non voglio dire che i geni non abbiano un peso, ma devono essere un punto di partenza, non una condanna. Non mi piace definire un bambino "autistico" o "dislessico"; preferisco dire che si trova in una condizione di autismo, o di dislessia, che quindi può essere cambiata»


Grazie per gli ulteriori chiarimenti. Non ho nessuna qualifica professionale per valutare questo ma anche a me convince proprio, quanto meno per l'assunto di base non rassegnato, non schiacciato su diagnosi definitive né sulla presunta irrecuperabilità (magari affermata e predetta un pò "presuntuosamente" in età infantile) senza tenere conto che davanti c'è una vita di stimoli, di possibilità, e perchè no anche di imprevedibilità. Certo le patologie pesano, ma bisogna tenere conto tra l'altro che il cervello ha molti meccanismi sostitutivi che si può provare ad attivare o stimolare: e questo ce lo dice soprattutto la nostra esperienza di genitori (a proposito bellissimo l'argomento "alelalla" di Kodia sulla sconfessione delle certezze degli "operatori" e "esperti" vari!!!). Che soddisfazione deve essere stata Very Happy

_________________
da Gianfry ... "Ciao, amici !" (è il saluto del mio Simone)
Top
Profilo Invia messaggio privato
Lore
neoutente


Registrato: 02/01/12 21:06
Messaggi: 1
Residenza: Martignacco(Udine)

MessaggioInviato: Lun Gen 02, 2012 9:36 pm    Oggetto: Re: METODO FEUERSTEIN Rispondi citando

daniela ha scritto:
Quanto sotto riportato è tratto da un inserto monografico curato da Michela Minuto e pubblicato nell’anno 2000 dalla rivista “Risposte”.

IL P.A.S. (Programma di Arricchimento Strumentale) in 13 domande e in 13 risposte

1. Che cos’è il PAS?
E’ il Programma di Arricchimento Strumentale di R.Feuerstein. Si può definire un programma di sviluppo cognitivo e metacognitivo.

2. Qual è il suo obiettivo?
L’obiettivo centrale è accrescere la modificabilità dell’individuo attraverso l’attivazione e lo sviluppo dei prerequisiti del pensiero: le funzioni cognitive.

3. Quali sono i suoi presupposti teorici?
a) la teoria della Modificabilità Cognitiva Strutturale, la quale afferma che l”intelligenza” è modificabile a partire da qualsiasi condizione e a qualsiasi età.
b) La rilevanza dell’Esperienza di Apprendimento Mediato. L’apprendimento, secondo Feuerstein, avviene non tanto attraverso l’esposizione diretta dell’individuo agli stimoli, quanto mediante la presenza di un mediatore che intenzionalmente seleziona, organizza gli stimoli in modo che l’esperienza attuata, attraverso un processo di generalizzazione, sia utilizzabile in altri contesti (transfer cognitivo).

4. A chi si rivolge?
A tutti. A partire dagli otto anni di età (ora esiste anche un PAS Basic per bambini in età prescolare) fino all’età adulta. Vi sono applicazioni in riabilitazione, in ambito educativo, nella formazione continua, nell’industria, nella terza età. Nella scuola è applicabile dal secondo ciclo delle elementari

5. Chi può applicarlo?
L’applicazione richiede una formazione specifica che si struttura in tre livelli in cui vengono analizzati i 14 strumenti e gli spetti applicativi. La formazione richiede un impegno di circa 200 ore distribuite in due/tre anni in modo da fare esperienza prima di passare al modulo successivo. I corsi di formazione attivati dai centri autorizzati, denominati ATC (Authorized Training Center), sono riconosciuti dall’Icelp di Israele.

6. Da che cosa è costituito?
Da una serie di 14 strumenti, cioè di fascicoli di esercizi carta e matita a basso contenuto specifico in modo da non richiedere prerequisiti culturali. Questi esercizi costituiscono un’occasione graduata e strutturata per attivare e sviluppare le funzioni cognitive carenti.

7. Come si possono sviluppare le funzioni cognitive attraverso gli esercizi?
Gli esercizi costituiscono la base di partenza per il lavoro di riflessione cognitiva e metacognitiva attivato dall’individuo attraverso l’interazione con il mediatore che non dà risposte, ma indirizza e orienta sull’analisi dei processi di pensiero messi in atto durante la risoluzione del problema. Questa modalità permette al soggetto, con il tempo, di automediarsi.

8. Come è strutturata una lezione?
Si comincia con il richiamo alla lezione precedente, l’osservazione della pagina e la determinazione dell’obiettivo, si fa qualche esercizio individualmente e si discutono in gruppo i risultati, le eventuali difficoltà, gli errori e le strategie in modo che tutti abbiano più sicurezza e padronanza del lavoro. Si continua in modo individuale e dopo una ventina di minuti si continua l’analisi del lavoro svolto e si cerca di trovare un’affermazione generale che possa servire in altri contesti (es.: se si sono fatti errori a causa dell’impulsività, l’affermazione generale potrebbe essere “prima di iniziare un compito è bene riflettere”. Questa affermazione va poi declinata in vari campi. Quando è il caso di riflettere? Gli allievi porteranno esempi dal loro contesto di vita, scolastico…). Si procede poi con un riassunto delle riflessioni attuate e dei vocaboli che sono serviti per descrivere i processi attivati.

9. Quale ruolo hanno gli errori?
Il mediatore osserva individualmente lo svolgersi del compito e interviene sollecitando l’osservazione rivolgendosi al singolo o al gruppo in modo che l’allievo si renda conto dell’eventuale presenza dell’errore e meglio padroneggi le strategie per evitarlo. L’errore costituisce un punto di partenza per la riflessione e quindi non viene penalizzato. Nello stesso tempo è l’occasione perché l’individuo si renda conto di quali funzioni cognitive si sono dimostrate carenti e debbano quindi essere sviluppate. Il PAS offre un susseguirsi di problemi simili in modo che vi siano occasioni successive per una nuova applicazione che permetta la verifica del miglioramento.

10. L’attuazione del PAS avviene in modo individuale o di gruppo?
A parte casi particolari è privilegiata l’attivazione in piccolo gruppo. Lo scambio di riflessioni, strategie, esempi è favorito dal gruppo di pari e, in particolare, è raccomandata l’eterogeneità dei partecipanti che contribuisce all’analisi di un problema da più punti di vista. Anche il gruppo diventa partecipe del processo di mediazione modellandosi sulle modalità del mediatore.

11. Con che frequenza viene attuata la lezione?
L’applicazione basa prevede non meno di 2/3 ore la settimana in giorni distinti per circa due anni. A prima vista può sembrare un tempo molto lungo, ma non è così (impareremmo una lingua straniera in tempo minore?). Sono poi previste strutturazioni particolari in contesti specifici, quali la riabilitazione, l’industria ecc..

12. Qual è il rapporto tra le discipline curriculari e il PAS?
Il PAS costituisce un valido complemento alle discipline scolastiche perché migliora il raggiungimento delle abilità trasversali cognitive e metacognitive.

13. Quale ruolo ricoprono gli aspetti affettivo-relazionali?
Nella sua azione il mediatore deve favorire l’apprendimento prestando la massima attenzione a fornire a ogni partecipante la quantità e la qualità della mediazione necessaria evitando l’insorgere di un’ansia da prestazione eccessiva. Tutti gli incontri PAS si caratterizzano per un clima non valutativo e favoriscono aspetti di cooperazione e di insegnamento reciproco tra gli allievi (peer-tutoring)



Ciao a tutti,
sono formatrice del metodo Feuerstein da molti anni, desidero raccontarvi una delle tante esperienze vissute con i ragazzi che ho seguito, per dirvi che cambiare si può!
La storia di Silvana (nome di fantasia)
Un giorno, verso la fine del 2007, credo novembre, mi telefonò una signora che aveva letto un breve articolo sul Metodo Feuerstein e mi chiese un appuntamento. Quando arrivò mi sembrò una persona molto provata, esaurita e cominciò, con grande emotività, a raccontarmi del suo problema: la figlia.
Da piccola alla bambina era stato diagnosticato un lieve ritardo mentale, non avevano mai voluto, sia lei che il marito che si avviassero le pratiche per il riconoscimento del problema e per ottenere un insegnante di sostegno, ma nella scuola privata che aveva frequentato era stato richiesto l’intervento di un educatore. Dopo le scuole medie venne mandata, contrariamente ai consigli degli insegnanti, come ho saputo poi dagli stessi, a frequentare una scuola professionale in un’altra città e quindi in collegio. Concluso questo ciclo scolastico che Silvana aveva vissuto con grande sofferenza, da circa sei anni era a casa e la mamma le faceva prendere qualche lezione da un’insegnante e cercava di tenerla occupata.
Le chiesi di incontrare la ragazza e qualche tempo dopo la accompagnò.
Silvana mi sembrava una statua, nessuna espressione, nessun segno di emozioni nel viso, rigida nei movimenti, si muoveva a scatti, non aprì bocca. La mamma non volle che io facessi una valutazione dinamica che sarebbe stata utile per comprendere il funzionamento cognitivo della ragazza, però acconsentì ad accompagnarla da me una volta alla settimana.
Pur presentando diverse carenze cognitive, Silvana dimostrava di avere delle potenzialità ma era bloccata da demotivazione, da assuefazione alla sua condizione, quasi da apatia, che non le permetteva di esprimersi.
Nel corso degli incontri dimostrava sempre più di avere buone potenzialità, di essere disponibile al cambiamento, di imparare, se opportunamente guidata. Quando la mamma non era presente Silvana pronunciava qualche parola, un po’ alla volta, molto lentamente cominciava a “sciogliersi”.
Cominciavano ad emergere punti di forza che sarebbero potuti essere utilizzati in fase di apprendimento come base di partenza: la curiosità che è un movente efficace e, se sfruttato opportunamente, produce risultati molto positivi, la voglia di migliorare le sue prestazioni, la disponibilità all’impegno ed alla collaborazione, la sensibilità.
Dimostrava di possedere inoltre buone capacità logiche e memoria spontanea che, per mancanza di un utilizzo consapevole di strategie, non venivano interamente utilizzate.
Un po’ alla volta si è cominciato a costruire il senso di competenza, teso a rinforzare la sicurezza in se stessa rassicurandola costantemente, ma al contempo conducendola con fermezza ad eseguire correttamente il compito che le veniva assegnato. Iniziammo gradualmente a costruire i concetti astratti: numero, colore, forma, direziono, posizione, dimensione, Silvana si esprimeva verbalmente sempre con maggiore sicurezza e non si muoveva più a scatti se non quando era molto tesa ed in ansia, lo sguardo era diventato più limpido e luminoso.
Dalle conversazioni frequenti e complesse con la madre e, una volta, con il padre, era emersa una situazione familiare molto problematica. Consigliai alla madre di farsi aiutare e le fornii alcune indicazioni che, dopo alcune insistenze, seguì, senza però che si sia verificata alcuna ricaduta sulle relazioni familiari. Insistetti perché Silvana trovasse un’occupazione dicendo alla madre che era giovane per fare una vita da “casalinga”, aveva bisogno di compagnia della sua età, di stimoli cognitivi, di un impegno personale di cui fosse responsabile. Gli interventi sporadici di insegnamento che le venivano impartiti, non costituivano un sistema di vita e, risultando isolati e frammentari, non potevano produrre cambiamenti significativi.
Silvana, al solo sentire nominare un posto dove avrebbe potuto incontrare altri giovani, s’illuminava.
Continuavano gli incontri e la ragazza dimostrava sempre maggiore curiosità, le proposi di seguire un corso Feuerstein di primo livello che tenevo io, sarebbe venuta con me e l’ avrei seguita poi durante la settimana, accettò volentieri ed acconsentì anche la mamma, non senza problemi. Qualcuno mi disse che avrei messo la ragazza in difficoltà, che non era in grado…io decisi di correre il rischio, pur avendo un po’ di paura: è questa l’integrazione vera e allora? Venne accolta bene, partecipava con discrezione e… a metà corso intervenne spontaneamente ed a proposito!
Ora Silvana si era sbloccata molto emotivamente, aveva capito che poteva cambiare, che era in grado di superare le sue difficoltà, se non del tutto, almeno parzialmente, insomma che avrebbe potuto farcela.
L’ambiente familiare, saturo di tensioni, non le permetteva di dimostrare questo suo cambiamento in casa, però in un contesto diverso appariva evidente. Silvana era molto sensibile soprattutto nelle relazioni familiari che per lei sono quasi le uniche: tono, atteggiamenti, discorsi possono influire pesantemente sulla sua autostima e quindi sulle sue prestazioni. Dopo qualche mese dalla fine del primo livello le proposi di iscriversi al secondo ed accettò.
In famiglia però non riusciva a sperimentare alcun successo perché le si faceva notare sempre quello che non faceva bene e mai il contrario. Le si suggeriva continuamente come comportarsi, cosa dire, cosa fare senza chiedere mai il suo parere e privandola di qualunque autonomia.
Non bisognerebbe dirle cosa fare, ma fare in modo che riesca a fare da sola dandole gli strumenti.
Sempre più convinta che Silvana non può stare tutto il giorno a casa trovai un corso in un ambiente protetto ed attento. Lei accolse la proposta con entusiasmo, molto meno la madre che si convinse a fatica. Il corso è stato un successo: in relazione con altri giovani, seguita con attenzione è rifiorita e soprattutto è felice! Durante il tirocinio previsto dal corso la maestra, contenta di lei, del suo impegno, le propone di restare a lavorare lì, facendo richiesta di una borsa lavoro o qualcosa del genere e intanto come volontaria. Quando me lo hanno detto ho pianto di gioia!
Sembra un miracolo, ma non lo è, è il frutto di un duro lavoro cognitivo ed affettivo durato più di due anni. Silvana è cambiata, ha recuperato le sue potenzialità, ne ha sviluppate di nuove, è in grado di lavorare ma... è necessario che le venga certificato il ritardo che ora è veramente lieve, per poterla inserire in una struttura lavorativa protetta.
Ora aspettiamo con ansia la decisione dei genitori, se sapessi pregare lo farei, ma posso solo aspettare……...

_________________
Lore
Top
Profilo Invia messaggio privato Invia e-mail HomePage
Kodia
Site Admin
Site Admin


Registrato: 23/10/09 19:04
Messaggi: 2357
Residenza: deserto di Atacama

MessaggioInviato: Mar Gen 03, 2012 11:50 am    Oggetto: Rispondi citando

Ciao Lore, benvenuta e grazie per la tua testimonianza, davvero molto bella, perciò in bocca al lupo per Silvana, incrocio le dita Smile

_________________

Solamente gli utenti registrati possono vedere link su questo forum!
Registrati oppure Autenticati su questo forum.

Top
Profilo Invia messaggio privato Invia e-mail HomePage
daniela
utentesenior


Registrato: 25/10/09 12:35
Messaggi: 563

MessaggioInviato: Mar Gen 03, 2012 7:35 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ciao Lore e benvenuta nel forum. Io sono una tua quasi collega, nel senso che sono una mediatrice/applicatrice ma non formatrice. Bella la tua testimonianza, dà un esempio di quanto sia fondamentale, al di là del metodo (che dà una base su cui lavorare), credere innanzitutto a chi hai davanti e trasmettere fiducia.
Anch'io tifo per SIlvana Very Happy

_________________
Daniela
Top
Profilo Invia messaggio privato
Mostra prima i messaggi di:   
Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Terapie, metodi Tutti i fusi orari sono GMT + 1 ora
Pagina 1 di 1

 
Vai a:  
Non puoi inserire nuovi argomenti
Non puoi rispondere a nessun argomento
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi votare nei sondaggi
c d
e



Powered by phpBB © 2001, 2005 phpBB Group
phpbb.it

Abuse - Segnalazione abuso - Utilizzando questo sito si accettano le norme di TOS & Privacy.
Powered by forumup.it forum gratis free, crea il tuo forum gratis free ora! Created by Hyarbor & Qooqoa
TOP

Page generation time: 0.181